Il 2020 è stato un anno difficile, caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 della quale adesso si sta vivendo la seconda drammatica ondata. Fin dall’inizio della diffusione del Coronavirus è stato evidente all’intera comunità scientifica che, le categorie fragili come anziani, persone con gravi disabilità e soggetti immunodepressi fossero non solo quelle maggiormente colpite dall’infezione, ma anche quelle sulle quali la malattia aveva gli esiti peggiori portando anche alla morte.

Si sa che sono proprio queste categorie ad essere più spesso affette da piaghe da decubito e quindi ad aver bisogno di maggiore assistenza che, per la natura stessa delle lesioni da pressione, si traduce in distanza ravvicinata tra il paziente e l’operatore che se ne prende cura. Ci si chiede dunque come riuscire a curare al meglio un paziente con piaghe da decubito affetto da Coronavirus.

I pazienti con lesioni da decubito infatti, hanno necessità di essere movimentati per ridurre il tempo di decubito sulla superficie corporea e questo comporta una stretta vicinanza con il paziente, situazione che si verifica anche quando l’infermiere deve procedere con il cambio della medicazione avanzata.

Come possiamo garantire un’assistenza ottimale al paziente con piaghe da decubito affetto da Coronavirus e proteggerci dal contagio?

Prima di tutto facciamo un pò di chiarezza sulle modalità di trasmissione di questo nuovo Coronavirus. Il virus può essere trasmesso da persona a persona dopo un contatto stretto con un paziente infetto. Il principale fattore di contagio è lo spostamento delle persone affette da Coronavirus: per questo motivo i pazienti (o i sospetti pazienti) sono messi in quarantena. I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso la saliva, quindi attraverso tosse e starnuti; con contatti diretti, ad esempio stringendo la mano di una persona infetta o toccando un oggetto o una superficie contaminata e poi portando la mano a contatto con occhi, naso o bocca.

E’ evidente quindi che per proteggersi dal contagio bisogna innanzitutto osservare buone norme igieniche come lavarsi spesso le mani e, quando non è possibile, utilizzare un gel igienizzante a base di alcol almeno al 60%.

Questo però non basta quando dobbiamo avvicinarci fisicamente ad un paziente come avviene durante l’assistenza di un paziente con piaghe da decubito affetto da Coronavirus.

Per proteggere le nostre vie respiratorie e ridurre la possibilità di inalare il virus il mezzo più efficace è la mascherina. Questa, per essere efficace, deve avere determinate caratteristiche e deve essere certificata.

Se usiamo una mascherina chirurgica o procedurale, assicuriamoci che questa sia di Tipo IIR e cioè che abbia capacità di filtrazione batterica ≥ 98% e che sia resistente agli spruzzi.

Se usiamo una mascherina FFP2 o KN95, definite filtranti facciali, verifichiamo che abbiamo una capacità di filtrazione delle particelle del 95%.

E’ sempre opportuno indossare dei guanti sia per proteggere noi che per evitare la contaminazione della ferita del paziente durante la medicazione. Sarebbe indicato, per una protezione totale, l’utilizzo di tute protettive professionali dotate di cappuccio e con con capacità di protezione da liquidi, polveri, agenti chimici e particelle. Alle tute va sempre abbinato l’utilizzo di calzari in modo da avere una protezione completa total body.

Solo con queste precauzioni è possibile assicurare al paziente la migliore assistenza possibile in totale sicurezza.

 

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