Indice: Guida ai nuovi LEA e gestione delle prescrizioni

I Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse). Qui di seguito la spiegazione della normativa, l’erogazione e l’importanza dei LEA anche per chi soffre di piaghe da decubito e, a seconda della classificazione di queste ultime, può godere o meno di alcuni benefici.

Dopo essere stato sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari competenti, è stato approvato il D.P.C.M 12 gennaio 2017 Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, pubblicato sulla G.U. n. 65 del 18 marzo 2017. I precedenti LEA erano stati definiti con D.P.C.M. del 29 novembre 2001.

LEA e piaghe da decubito

Il provvedimento è integralmente sostitutivo dei vecchi Lea del 2001: mentre il precedente decreto aveva un carattere sostanzialmente ricognitivo e si limitava ad una descrizione generica, l’attuale provvedimento ha carattere effettivamente costitutivo, proponendosi come la fonte primaria per la definizione delle “attività, dei servizi e delle prestazioni” garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del Servizio sanitario nazionale. Il nuovo decreto è l’esito di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e Società scientifiche e descrive con maggiore dettaglio e precisione prestazioni e attività oggi già incluse nei livelli essenziali di assistenza; innova i nomenclatori della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, introducendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed escludendo prestazioni obsolete; ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione.

Per i pazienti affetti da lesioni cutanee di varia natura acute e croniche ( di cui fanno parte anche le piaghe da decubito) è riservato un folto gruppo di codici ISO facenti parte dell’Assistenza Integrativa che prevede l’erogazione dei dispositivi medici monouso (sacche per stomie, cateteri, ausili per incontinenza, medicazioni, ecc.). Gli elenchi dei dispositivi erogabili sono contenuti nell’allegato 2.

Con una separata Intesa Stato-Regioni, sono individuati i “Principi generali per l’erogazione dei dispositivi medici monouso”, che definiscono le modalità della prescrizione, l’autorizzazione da parte della Asl e le modalità di acquisto dei dispositivi.

Procedura di erogazione dei LEA

La prescrizione dei dispositivi, effettuata sul ricettario standardizzato del Ssn, riporta la specifica menomazione e disabilità, i dispositivi necessari e appropriati inclusi nel nomenclatore allegato 2 al DPCM e i relativi codici identificativi, nonché la quantità indicata per il periodo intercorrente fino alla successiva visita di controllo e comunque per un periodo non superiore ad un anno, ferme restando le quantità massime mensili indicate dal nomenclatore stesso. Nell’indicazione del fabbisogno, la prima prescrizione tiene conto della eventuale necessità di verificare l’idoneità dello specifico dispositivo prescritto alle esigenze del paziente.

L’azienda sanitaria locale di residenza dell’assistito autorizza la fornitura dei dispositivi prescritti dal medico per il periodo indicato dallo stesso, previa verifica amministrativa della titolarità del diritto dell’assistito e della correttezza della prescrizione. Le Regioni disciplinano le modalità di rilascio dell’autorizzazione, prevedendo il tempo massimo per la conclusione della procedura da parte della Asl, e le modalità di consegna frazionata dei dispositivi.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce attraverso i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) l’erogazione di protesi ed ausili al fine di favorire, attraverso interventi diretti, l’assistenza ed il recupero funzionale e sociale dei cittadini affetti da menomazioni e disabilità invalidanti, siano esse fisiche, psichiche o sensoriali.

Una visione più ampia e moderna dei concetti di “salute” e “disabilità” è stata fornita nel corso della 53° Assemblea della World Health Organization (WHO) il 22 maggio 2001 (risoluzione World Health Assembly – WHA 54.21). In quell’occasione, la disabilità è stata definita come una “esperienza umana universale, a volte permanente, a volte transitoria, sperimentabile in gradi diversi da ogni individuo nel corso della propria vita attraverso un cambiamento nella salute o nell’ambiente di riferimento”.

Superando il concetto di disabilità intesa come attributo della persona, la disabilità viene inquadrata come “una situazione, anche occasionale, determinata da un divario tra le capacità della persona e i fattori ambientali, tali da determinare restrizioni nella propria qualità di vita o nel pieno sviluppo delle sue potenzialità”.

I problemi della salute e della disabilità vengono visti, infatti, come due aspetti dello stesso fenomeno, intrinseci della condizione umana, dove ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi nel presente o nel futuro in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale. La disabilità è quindi intesa come la conseguenza o il risultato di una complessa interazione dinamica tra le condizioni di salute di un individuo (malattie, disturbi, lesioni, traumi, ecc.) e i fattori contestuali, personali e ambientali che rappresentano le circostanze in cui egli vive.

Questo concetto racchiude in sé la presenza di menomazioni, ovvero di una perdita o anomalia nella struttura del corpo o nella funzione fisiologica (comprese le funzioni mentali), le limitazioni dell’attività o le restrizioni della partecipazione nel coinvolgimento nelle situazioni di vita.

In quest’ottica, l’assistenza protesica ed integrativa, può essere considerata come quel processo di presa in carico che, rispetto al contesto di vita e ai fattori ambientali, contribuisce a progettare in modo mirato l’assistenza centrata sull’utente andando ad identificare i dispositivi maggiormente idonei per la persona menomata o disabile: una presa in carico quindi migliorabile con l’introduzione del concetto di compensazione funzionale di una disabilità e/o adattamento dell’ambiente alla diversa funzionalità dell’assistito. A tal fine, possiamo considerare i dispositivi forniti al paziente come fattori contestuali ambientali che, se scelti ed organizzati in modo appropriato all’interno di un progetto individuale di cura e riabilitazione, possono concorrere da un lato a ridurre o ad eliminare la disabilità e dall’altro ad adattare l’ambiente di vita al fine di favorire l’autonomia del paziente.

A fronte di una limitazione delle proprie risorse fisiche e delle abilità, l’autonomia è definita da alcuni autori (Aldrich R., 2000) come “il recupero di un nuovo equilibrio del paziente nel relazionarsi sia con sé stesso, le proprie aspettative e scelte di vita, che con gli altri, nel complesso della rete di relazioni umane che lo circonda, oltre che con l’adattamento all’ambiente in cui vive”.

L’importanza del paziente nei LEA

Per consentire tale centralità dell’azione sul paziente è, infine, necessario coordinare ed integrare gli interventi clinici ed amministrativi e le relative competenze secondo un approccio di lavoro in team multiprofessionali, prestando particolare attenzione nel garantire i seguenti aspetti di fondamentale importanza:

  • attenta e precisa valutazione del bisogno di vita indipendente della persona;
  • valutazione dell’ambiente di vita e delle caratteristiche architettoniche;
  • valutazione delle risorse familiari, relazionali e dei soggetti coinvolti;
  • addestramento al corretto utilizzo dell’ausilio, della manutenzione e verifica della sua efficacia.

 

La necessità di revisione dell’intero settore della protesica, elemento ben presente a chiunque se ne sia occupato in anni recenti, sta trovando una importante risposta con il citato DCPM “Nuovi Lea”: l’intero settore viene modernizzato e si introducono modalità dinamiche per il periodico aggiornamento, nazionale o regionale, in termini di presidi erogabili, delle loro specifiche tecniche, delle possibili “riconducibilità” in riferimento ai singoli dispositivi.

Risultano prioritari gli interventi di semplificazione del processo che dalla diagnosi porta alla fornitura del presidio, al monitoraggio nel tempo del suo corretto utilizzo e miglioramento dell’integrazione tra i diversi attori, anche attraverso l’informatizzazione e la dematerializzazione dei documenti. Diverse sono le iniziative assunte in alcune realtà per migliorare la qualità dell’Assistenza Protesica e dell’Assistenza Integrativa, con l’obiettivo comune di rendere più omogenee tali tipologie di assistenza e di adottare soluzioni tecnico-organizzative condivise ed efficienti per il governo del settore che permettano la condivisione delle informazioni tra i diversi attori, la semplificazione dei percorsi per l’assistito e/o i suoi familiari, il monitoraggio dei dati di attività, omogeneo per tutto il territorio regionale, e la possibilità, a livello sia locale che regionale, di elaborazione delle informazioni a fini gestionali, di studio delle specificità locali o di settore, di monitoraggio dei consumi e della spesa, di verifica e controllo delle prestazioni e dell’assistenza. In questo modo si ha un ribaltamento dei compiti dell’azienda sanitaria locale che passano dal controllo e autorizzazione formali della singola fornitura, ad un “governo complessivo” dell’assistenza che prevede l’adozione di modelli organizzativi, la condivisione di percorsi clinico-assistenziali, la promozione di linee guida per l’appropriatezza dell’assistenza, il controllo, possibilmente a priori, dei requisiti del prescrittore, dell’assistito (avente diritto), del fornitore, ma anche il monitoraggio di prescrizioni, forniture e costi e il controllo dell’appropriatezza prescrittiva (a posteriori).

Merita infine un breve, ma fondamentale, richiamo la necessità di integrare le erogazioni di Assistenza Protesica e Integrativa all’interno del Piano Assistenziale Individuale (PAI), soprattutto quando si rende necessaria l’ADI. I dispositivi protesici e/o integrativi contribuiscono infatti a rendere completa ed adeguata la presa in carico dei malati con bisogni assistenziali complessi: in tal senso, gli operatori che intervengono, il terapista della riabilitazione innanzitutto, sono chiamati a svolgere un intervento contestualizzato e personalizzato di educazione terapeutica, affinché l’assistito e i suoi familiari siano messi in grado di utilizzare in modo competente ed efficace gli ausili messi forniti.

Le istituzioni (Ministero della Salute, Regioni, Aziende Sanitarie Locali, Ospedali), le imprese fornitrici e i singoli professionisti, prendendo spunto dalle migliori esperienze di integrazione e condivisione messe in atto nelle aziende sanitarie locali italiane, ma soprattutto dai suggerimenti proposti dagli utenti e dalle loro associazioni, possono iniziare a raccogliere la sfida per un rinnovamento e una semplificazione dell’assistenza protesica e integrativa ormai divenuta necessaria.

Autore: Dott.ssa Valeria Pisani

BIBLIOGRAFIA:

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 12 gennaio 2017 Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. (17A02015)

SITOGRAFIA:

http://www.salute.gov.it/portale/esenzioni/dettaglioContenutiEsenzioni.jsp?lingua=italiano&id=4773&area=esenzioni&menu=vuoto

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=48862

https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_aggiornamento_dei_livelli_essenziali_di_assistenza__lea_.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *