Indice: Il medico delle piaghe da decubito e la vulnologia

Le figure sanitarie che si occupano dei pazienti affetti da piaghe da decubito sono diverse. C’è il medico, l’infermiere, l’OSS e il fisioterapista. Il medico specializzato in questo tipo di patologia è il vulnologo.

La vulnologia è una branca della medicina che si interessa della riparazione tissutale e dei meccanismi atti a favorirla. Con il termine “processi di riparazione tissutale” si indica l’insieme di tutti i processi biologici che si innescano quando si verifica un danno alla cute e che permettono al tessuto leso di trasformarsi in cicatrice. Il vulnologo si occupa a 360° di questo processo e utilizza tutti i mezzi terapeutici a disposizione pur di favorirlo.

La visita vulnologica serve per studiare la ferita, fotografarla e classificarla. È durante questo controllo che si attenzionano le caratteristiche e gli aspetti della lesione.

Dopo aver effettuato la classificazione si applicano i protocolli di cura e di medicazione.

Vulnologia: il processo di guarigione delle piaghe da decubito

Qualsiasi ulcera o ferita cronica, che dopo un po’ di tempo non mostra segni di guarigione, evidenzia diverse cause: venose, arteriose o diabetiche. Affinché questa si chiuda occorre effettuare una valutazione globale del paziente (tenere sotto controllo il diabete o la pressione arteriosa, valutare gli esami di laboratorio). Dopo questo primo passaggio è possibile iniziare con tutta una serie di azioni mediche per le quali è utilizzato l’acronimo WBP (Wounf Bed Preparation). L’obiettivo della WBP è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono la guarigione dell’ulcera.

Innanzitutto va eliminato il tessuto morto che è terreno fertile per i germi, che comportano un alto rischio di infezione. In secondo luogo è necessario abbattere la carica batterica per impedire o arrestare l’infezione. In fine è necessaria la modulazione dell’essudato al fine di favorire lo spostamento delle cellule epiteliali dai bordi della lesione alla chiusura.

Valutazione delle piaghe da decubito in vulnologia

Prima di prendere qualsiasi provvedimento è d’obbligo valutare la lesione e ciò richiede tantissima competenza e professionalità, bisogna possedere delle competenze cliniche che permettano una visione complessiva della situazione della persona. Non ci si può improvvisare specialisti di vulnologia.

Una persona che presenta delle piaghe o ulcere da decubito non è mai solo questo. Spesse volte presenta altre patologie e vive in un contesto sociale, culturale ed economico unico, per questo è sempre diverso dagli altri “casi”.

La valutazione di una lesione non è mai autonoma, fa parte di una valutazione globale della persona che inizia dalla presa in carico. Chi si occupa di lesioni deve superare la tentazione di occuparsi solo di quelle, ma deve sempre considerare tutti gli aspetti che coinvolgono il paziente. In questo contesto diventa importante anche una corretta ed approfondita anamnesi del paziente. Ogni informazione che si raccoglie durante questa fase sarà utilissima a tutte le figure professionali che si occuperanno della lesione e del paziente.

Breafing vulologico multidisciplinare

medico piaghe da decubito

Il breafing vulnologico multidisciplinare è un momento molto importante per l’assistenza al paziente. Tutte le figura professionali coinvolte, medico, infermiere, oss, fisioterapista, caregiver, si riuniscono periodicamente per analizzare la situazione del paziente e scegliere il giusto proseguo della cura.

Per quanto concerne il paziente è importantissimo che compili quotidianamente un diario con tutte le attività che svolge affinché i professionisti possano valutare tutti i suoi comportamenti.

Una valutazione multidisciplinare permette una visione più approfondita della lesione, elemento fondamentale per conseguire la guarigione.

I progressi della vulnologia nella cura delle piaghe da decubito

La vulnogia negli anni ’60 utilizzava unicamente le medicazioni tradizionali per le piaghe da decubito. Queste erano in grado di proteggere la lesione da agenti esterni (anche se i batteri sono in grado di attraversare diversi strati di garza umida). Queste medicazioni avevano la tendenza a seccare la pelle e a creare un ambiente non idoneo alla guarigione.

Negli anni ’70 arrivarono sul mercato le prime medicazioni avanzate, intese come quelle medicazioni in grado di creare un ambiente umido, capace di favorire la guarigione e quindi la riparazione tissutale. Le tipologie di medicazioni avanzate sono diverse (Film Poliuretano; Idrocolloidi; Schiume di Poliuretano; Alginati; Idrofibra; Drenante; Medicazioni Antisettiche) per le diverse esigenze dell’ulcera. Tra le caratteristiche principali di questo tipo di medicazione vi è quella di poter esser lasciate più giorni sulla ferita e di creare un ambiente umido.

Gli anni ’90 hanno dato il benvenuto alle medicazioni bioattive, ovvero delle medicazioni sintetiche biologiche che stimolano il processo di riparazione tissutale. Queste interagiscono con il microambiente cellulare della ferita e rilasciano sostanze. Tra queste ricordiamo: l’Acido Jaluronico, Modulanti MMPs, Sostituti cutanei. Insieme a queste iniziano ad utilizzarsi i primi dispositivi elettromedicali. Questi dispositivi non sono invasivi e applicano sulla ferita una pressione sub atmosferica che agisce come forza di sunzione sul letto della piaga in modo da favorire il processo di riparazione. Questo è possibile tramite una serie di meccanismi: aumento perfusione ematica; stimolo formazione tessuto di granulazione; riduzione carica batterica, rimozione continua essudato e riduzione edema interstiziale che comprime i capillari meccanicamente; fagocitosi batteri.

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