Con il termine debridement (“sbrigliamento”) non si intende solo il momento in cui si provvede alla rimozione del tessuto necrotico. Questa pratica rimuove le condizioni (come necrosi, materiale di colliquazione, indulto fibro-membranoso, ecc) che impediscono al tessuto di granulazione di formarsi. Inoltre, se non rimosse, favoriscono la contaminazione batterica della lesione.

Il debridement va considerato un intervento preliminare e decisivo che ha come obiettivo la guarigione della piaga. Solo in presenza di una piaga pulita si induce lo sviluppo del tessuto di granulazione. Pertanto quest’atto non può essere by-passato senza incorrere in un eclatante fallimento.

Lo sbrigliamento è un alleato per eliminare contaminazioni batteriche di alto grado che possono complicare il trattamento delle piaghe da decubito. Il controllo della carica batterica è fondamentale nel trattamento delle lesioni da decubito con medicazioni avanzate. Un altro fattore importante è la corretta gestione dell’essudato.
Esaminiamo le diverse tecniche di debridement.

Debridement chimico       

Il debridement chimico si effettua adoperando sostanze in gel con azione proteolitica o enzimatica. In commercio sono reperibili prodotti a base di Desossiribonucleasi (proteolitico) e di Collagenasi (enzimatica), ma sono molto sensibili. Le stesse case produttrici consigliano di adoperarli avendo cura di lavare la lesione solo con soluzione fisiologica.

Questa medicazione va effettuata ogni 8 ore e non bisogna superare i 7 giorni consecutivi.

È sconsigliato continuare ad applicare la medicazione se non si ottengono i risultati desiderati dopo una settimana. In casi come questo la soluzione migliore è ricorrere ad altri sistemi di debridement.

Questa tecnica ottiene buoni risultati nelle piaghe da decubito che presentano uno strato fibroso. Non è utile in presenza di ulcere in stato colliquativo o fibro-membranoso, che richiedono altri tipi di debridement. 

Il debridement chimico rimane comunque una valida alternativa nei casi in cui non sia possibile ricorrere al debridement autolitico. In questo tipo di sbrigliamento occorre proteggere i margini di lesione con pasta all’ossido di Zinco. 

Debridement autolitico 

Per questo debridement vengono utilizzati gli idrogeli, per la loro eccellente capacità idratante. Consistono in una miscela di polimeri che contengono siti idrofili, in soluzione acquosa, capaci di trattenere ed inglobare volumi significativi di acqua. Gli idrogeli si presentano come gel viscosi e devono contenere più del 70% in peso di acqua

La loro capacità idratante è molto utile nell’idratazione del tessuto non vitale secco o molle, e incrementa il processo di autolisi. Il debridement autolitico è adatto in presenza di escara o necrosi poco estese, garantendone la completa rimozione. In tutte le altre situazioni i tempi di sbrigliamento sarebbero troppo lunghi e potrebbero portare ad una contaminazione batterica della piaga da decubito.

Gli idrogeli possono essere adoperati anche in lesioni da decubito in stato fibro-membranoso e fibrinoso. I risultati si ottengono in tempi brevi e sono soddisfacenti. Tuttavia la capacità assorbente di questi prodotti è abbastanza limitata. 

Per questo motivo non vanno utilizzati in lesioni secernenti o molto secernenti. In tal caso provocherebbero la macerazione dei margini perilesionali e l’estensione della lesione, aumentando il rischio di contaminazione batterica. Se si ricorre al debridement autolitico è opportuno quindi proteggere il margine perilesionale con ossido di Zinco. 

Gli idrogeli non possono essere adoperati da soli ma necessitano di medicazioni secondarie con materiale impermeabile o semipermeabile. A tal fine si consiglia di utilizzare medicazioni secondarie di idrocolloidi. Le medicazioni possono essere rimosse ogni 24 – 48 ore in base allo loro capacità di gestire l’essudato.

Debridement meccanico (wet dry)      

Questo tipo di sbrigliamento consiste nell’applicare nella piaga da decubito una garza sterile umidificata e tenerla in situ per 24-48 ore. In questo modo il materiale di colliquazione si attacca al tampone, e viene portato via dal fondo dell’ulcera una volta rimosso. 

Tale metodo non è idoneo per il trattamento delle piaghe da decubito. l suo ripetuto utilizzo elimina anche il tessuto di granulazione in formazione. Inoltre, in termini di efficacia, è di gran lunga inferiore rispetto ad altra metodiche di debridement. 

E’ indicato unicamente dopo una necrosectomia chirurgica, in un’unica applicazione. Si utilizza per eliminare eventuale materiale di colliquazione e/o fibro-membranoso ancora presente sul fondo della lesione. Rappresenta l’unico caso, nell’ambito del trattamento delle piaghe da decubito, in cui viene applicato un tampone all’interno dell’ulcera.

Debridement chirurgico          

Questa tecnica consiste nella rimozione chirurgica (con bisturi, forbici etc.) di tessuto non vitale presente in una lesione da decubito. Il ricorso a questo metodo non avviene solo per rimuovere escare o necrosi. Il debridement chirurgico rimuove immediatamente materiale di colliquazione, indulto fibro-membranoso. 

Va ricordato che il debridement della lesione è il mezzo migliore per controllare lo sviluppo di colonie batteriche. Pertanto l’operatore potrebbe trovarsi nella condizione di dover abbattere la carica batterica con azioni rapide, che diano un risultato immediato. Questo obiettivo è realizzabile solo attraverso una procedura chirurgica. Altri sistemi di debridement hanno tempi molto lunghi e in alcuni casi sono perfino controindicati.

Prima di procedere a qualsiasi manovra chirurgica occorre valutare se il paziente, sottoposto a tale procedura, possa avvertire dolore. In tal caso, si raccomanda l’applicazione di un anestetico topica sulla lesione 30  min. prima dell’intervento, associata ad eventuale terapia analgesica, per ridurre di molto questo rischio. Si sconsiglia di praticare una anestesia locale per infiltrazione sulla cute perilesionale per evitare che la necrosi si estenda.
I vantaggi del debridement chirurgico sono i seguenti:

  • ci si rende conto della profondità da raggiungere per effettuare una buona necrosectomia
  • l’opportunità di individuare piani di clivaggio per agevolare il compito
  • si ha una buona visuale durante l’intervento, molto importante per evitare di ledere struttura vascolari
  • in ambiente domiciliare si consiglia comunque di eseguire curettage non esasperati.

Per ottenere ottimi risultati è possibile anche associare i diversi al debridement chirurgico quello autolitico, quando questo risulti possibile.

Un pensiero su “Debridement, la rimozione del tessuto non vitale

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