Le piaghe da decubito sono lesioni cutanee (e/o dei tessuti sottostanti) di difficile guarigione che non interessano solo gli strati superficiali della cute, ma possono arrivare in profondità sino a raggiungere ossa e muscolatura. Queste lesioni sono un problema tipico in caso di permanenze prolungate a letto (per motivi di vario genere, da un’ingessatura a gravi malattie) e devono essere curate in modo appropriato per evitare la comparsa di infezioni serie.

Queste lesioni, vere e proprie ulcere, tendono a formarsi prevalentemente nei soggetti affetti da patologie che ne compromettono la funzionalità neuromotoria e nei soggetti anziani allettati. A causa dell’aumento della popolazione anziana, si tratta di un problema destinato a crescere.

Conosciute anche come ulcere da pressione, possono essere molto dolorose per il paziente e possono cronicizzarsi nel tempo, aumentando la mortalità nei pazienti affetti: si stima che circa 60.000 persone all’anno muoiano per complicanze legate all’insorgenza di piaghe da decubito, tra cui le infezioni delle stesse e le sepsi generalizzate.

Le piaghe da decubito non sono sempre di facile gestione, sia da un punto di vista puramente economico che per quanto riguarda la qualità dell’assistenza infermieristica erogata, tanto in ambito ospedaliero quanto domiciliare.

E’ ormai ampiamente dimostrato che la prevenzione delle piaghe da decubito non può prescindere da due aspetti, ovvero l’identificazione dei pazienti a rischio e , al contempo, lo sviluppo di un piano assistenziale messo a punto sui bisogni dei singoli pazienti.

La prevenzione ricopre un ruolo determinante per ridurre l’insorgenza delle piaghe da decubito e nel caso di una lesione già instaurata può limitarne al minimo lo sviluppo. Perché la prevenzione sia efficace occorre sviluppare un approccio multidisciplinare, che coinvolga figure professionali diverse, quali l’infermiere professionale, l’operatore socio assistenziale, il medico, il nutrizionista, il fisioterapista, in modo tale da affrontare il problema da un punto di vista clinico, farmacologico, nutrizionale ed assistenziale.

È fondamentale identificare correttamente i soggetti a rischio: la misurazione del rischio dei pazienti di sviluppare lesioni da decubito è il primo passo da compiere per pianificare in maniera adeguata gli interventi di prevenzione. Questa misurazione va effettuata impiegando strumenti di verifica scientificamente validati, come le “scale di valutazione”. Queste “scale di valutazione” vanno somministrate ai pazienti in ingresso alla struttura e vanno ripetute durante la degenza con cadenza stabilita (settimanale, quindicinale, ecc.) in base al fattore di rischio iniziale. In particolare, ad ogni cambiamento delle condizioni esistenti (ad esempio la riammissione dopo il ricovero ospedaliero o allettamento protratto) e nella comparsa di altri sintomi (come l’incontinenza), deve essere effettuata un’ulteriore valutazione. Esiste un protocollo di prevenzione da applicare, con interventi che riguardano le norme igieniche, la nutrizione, la mobilizzazione e il posizionamento del paziente e la riduzione della compressione, che è uno dei fattori che più favoriscono l’insorgenza delle lesioni.

È possibile ridurre la compressione utilizzando presidi antidecubito, utili strumenti nati con lo scopo di facilitare l’adattamento individuale della persona all’ambiente. Un presidio antidecubito è un supporto o dispositivo atto a ridurre o scaricare la pressione di contatto esercitata dal corpo su di una superficie attraverso modalità diverse, fornendo il supporto più adeguato alle esigenze del paziente.

Ad esempio, i materassi antidecubito sono progettati per ridistribuire e/o scaricare la pressione di contatto esercitata dal corpo sulla superficie del letto. Poiché si tratta di dispositivi medici, i materassi antidecubito devono intervenire in modo efficace sui fattori esterni che determinano le lesioni cutanee, garantendo la riduzione della pressione di contatto, la riduzione delle forze di attrito e delle forze di stiramento, la dispersione del calore e dell’umidità, il mantenimento di una postura corretta.

Tuttavia, l’utilizzo di ausili antidecubito da solo non è sufficiente. Nel processo di guarigione delle lesioni occorre che il paziente cambi spesso posizione, perché il movimento consente di attivare la circolazione e prevenire il danno da pressione. Vi sono però altre misure da adottare, che spesso riguardano lo stile di vita del paziente: in questi casi è molto importante educare il paziente e indirizzarlo al meglio verso le misure preventive da adottare, affinché egli stesso, ove possibile, collabori con gli operatori sanitari, che devono provvedere a fornire informazioni semplici e corrette.

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